Premio Bonsai 2009-2010

Premio letterario “Racconti Bonsai” – Roma Aprile 2010

A cura di Antonio Trimarco, Responsabile della Biblioteca Corviale. In collaborazione con il Circolo di Lettura della Biblioteca

Comune di Roma, Assessore Alle Politiche Culturali e della Comunicazione, Umberto Croppi.

Istituzione Biblioteche di Roma, Presidente,Francesco Antonelli; Responsabile della Biblioteca Corviale, Antonio Trimarco; Segreteria Concorso “Racconti Bonsai” Elisabetta Segna, Elisabetta Spadaro; Coordinatore del Circolo di Lettura della Biblioteca, Brigitte Cordes.

Si ringraziano i membri del Circolo di Lettura che hanno fatto parte della Giuria del Concorso: Valeria Altobelli, Piergiorgio Bertani, Adriana Pieroni, Alessandra Brunori, Cesare De Stefanis, Angela Maria Spadaro, Sandrina Valente.
Si ringraziano inoltre gli scrittori Maurizio Carletti (che ha anche fatto parte della giuria) e Paolo Di Reda.

Si ringraziano infine i colleghi della Biblioteca: Stefania Cassia, Stefania Achilli, Ezia Carbone, Luciano Pontecorvo, Elisabetta Segna, Eufemia Gianfelici, Alessia Pompei, Giuseppe Testa, Anita Silvestro.

Il Bonsai per premiare il vincitore è stato offerto da BONSART di G. Cipriani. Via F. Daverio 37/39 Roma tel. 065897923

Racconto Vincitore

L'INCONTRO, di Elisa Agnoni

Sarebbe stato il giorno più importante della sua vita, tanto atteso e tanto sofferto, l’unica ed ultima possibilità che gli avrebbe permesso di concretizzare tutte le sue fantasie, i suoi sogni di bambino e poi ragazzino e poi finalmente di uomo. Già immaginava cosa avrebbe detto, come avrebbe risposto, quali gesti avrebbe fatto. Ogni minimo dettaglio di quell’incontro lo aveva vivisezionato, e come ingrandito al microscopio, lo aveva studiato, ne aveva delineato i contorni e i colori, le sfumature. Poi, scegliendo le sequenze più precise, come in un film, aveva cambiato i fotogrammi che non gli piacevano, aveva montato le scene come solo un vero cineasta avrebbe potuto fare. Era secondo lui un’opera d’arte. Se tutto fosse andato come aveva immaginato sarebbe stato tutto unico, irripetibile, indimenticabile. Ma la realtà avrebbe superato la fantasia? Quel giorno la vita scorreva come sempre. Il mondo non si sarebbe fermato a guardare quell’incontro, come invece lui avrebbe desiderato. Era una giornata serena, con un bel sole caldo. Si era preparato e vestito attento ai minimi dettagli, era suo malgrado in ritardo, concitato girava per casa cercando il portafogli, il cellulare e quel fiore che aveva scelto con cura e accarezzato, quel fiore che gli avrebbe permesso di farsi riconoscere. Lo prese delicatamente e se lo infilò nel bavero avvicinandosi alla porta che lo separava dal suo sogno. Ecco, fra poco si sarebbe avverato. Lo avrebbe afferrato, stretto fra le mani, come quella maniglia che chiudeva quella porta. La afferrò, la chiuse con impeto e gioia.

Subito dopo aver chiuso la porta si rese conto di aver commesso un terribile sbaglio, uno solo, quello che non aveva immaginato, vivisezionato, studiato e poi assemblato. Aveva lasciato le chiavi all’interno.

Menzioni speciali


VUOTO BIANCO, di Pamela Caprioli

“Signorina adesso le girerà la testa poi si addormenterà”. Silenzio. Ascolto urla, pianti, risa… e silenzi. Urla. Orride, agghiaccianti, stridule. Urla di terrore, di pietà, di libertà. Urla dei bambini in guerra, sottili come il vento ma che pesano sull’anima come piombo. Si schiantano sul freddo cuore metallico del soldato, il cui colore è stato rubato dal sangue versato dai bambini, che ritrovano la loro infanzia giocando a rincorrersi tra i prati immensi, tra il profumo dei fiori che inebria la mente e che porta all’oblio. Ad un tratto un urlo risonante nell’aria in cui si dissolve l’infanzia…e poi silenzio.

Pianto. Tenue, dolce, confuso. Pianto di dolore, di disperazione, di libertà. Pianti dei bambini del terzo mondo, ogni lacrima versata è una freccia nel cuore. Bimbi che nella loro nudità riflettono il proprio flagello e negli occhi il disperato bisogno di felicità. La fame logora le enormi pareti dei loro piccoli ventri inondati dalle lacrime di dolore… e poi silenzio.

Risa. Gioiose, raggianti, spensierate. Risa di giochi, di speranze, di libertà. Risa dei bambini lavoratori in miniera, celano la loro infanzia distrutta come la vergine cela le sue nudità. Hanno la capacità di trasformare lo sfruttamento in gioco e a divertirsi nel vedere la metamorfosi delle candide manine in neri e sporchi attrezzi da lavoro, come se paradossalmente la farfalla si trasformasse nello squallido verme. La pala diventa per loro una paletta, la sporca terra soffice sabbia. E ridono della loro immaginazione, risate che echeggiano nelle buie miniere…e poi silenzio.

Silenzi più striduli di mille urla, più commuoventi di mille pianti, più tristi di mille risa, in cui è racchiusa l’infanzia perduta e mai più ritrovata. Vorrei rimanere in quel silenzio per non far sentire soli tutti quei bimbi perduti. “Signorina si svegli! E’ andato tutto bene stia tranquilla, tra due ore può ritornare a casa”.Tranquilla non era la parola adatta. Dentro rabbia, dolore, vuoto. Nel vuoto due ore e una vita di silenzio. “Deve solo firmare qui”. Subito dopo aver chiuso la porta si rese conto di aver commesso un terribile sbaglio...


LA GABBIA, di Luca Mancini

Lorenzo aprì gli occhi e si ritrovò disteso su un letto, completamente intorpidito da quello che doveva essere stato un lungo sonno. Tutt’intorno alte sbarre di legno formavano una gabbia collocata nel mezzo di una piccola stanza; sopra di lui strane forme si muovevano in circolo, inquietanti guardiani di quella improvvisata galera. A circa due metri una porta socchiusa lasciava intravedere un’ombra intenta ad armeggiare su un tavolo. Lorenzo non ricordava come fosse finito in quella gabbia, ma capì che era il momento di uscirne, prima che quell’ombra potesse decidere di dedicargli la sua attenzione. Con tutta la forza di cui era capace si sollevò e si aggrappò alle sbarre, raggiungendo la sommità della gabbia. Faticosamente portò fuori prima un braccio, poi una gamba,rimanendo sospeso per metà nel vuoto. Spostò il baricentro quel tanto che bastò per toglierlo da quel precario equilibrio, quindi cadde pesantemente in terra. Finalmente era fuori. Con il corpo dolorante strisciò carponi verso la porta e senza affacciarsi la chiuse con una spinta decisa della mano. Subito dopo aver chiuso la porta si rese conto di aver commesso un terribile sbaglio. L’ombra, allarmata dai rumori, aveva lasciato il tavolo e si udivano ora i suoi passi avvicinarsi alla porta. Lorenzo iniziò a strisciare nel tentativo di raggiungere l’unica finestra della stanza, ma non passarono due secondi che la porta si aprì dietro le sue spalle. Con un rapido salto l’ombra gli fu sopra e lo afferrò: era la fine. “Lorenzo! Dove avevi intenzione di andare bimbo mio?”. La mamma lo prese in braccio e lo rimise dolcemente nel lettino.

Le attività e le proiezioni sono dedicate a chi è iscritto al sistema Biblioteche di Roma

nuovo orario della biblioteca:

lunedì 15-19*
martedì 9-     -19
mercoledì 9-     -19
giovedì 9-     -19
venerdì 9-     -19
sabato 9-13*


*aperture speciali

Lunedì: 19-23
Sabato: 16-20, una volta al mese


Controlla il programma del mese e partecipa agli eventi della biblioteca!

orario della sala multimediale

lunedì 15-18:45
martedì 9-13 18-18:45
mercoledì 9-13 15-18:45
giovedì 15-18:45
venerdì 9-13

contatti:

via Marino Mazzacurati, 76
corviale@bibliotechediroma.it
06 45 46 0 421